Addio, o forse arrivederci

Non giriamoci intorno. Diamo la notizia. Rassegna Est, a breve, non sarà più in rete.

Ci sono tante ragioni davanti a questa scelta, che chissà, potrebbe anche essere non definitiva. Ma evitiamo di peccare di ottimismo. Comunque, si diceva delle ragioni. Una, in particolare: è cambiato il lavoro, fondamentalmente, per molti di noi. Nuovi  impegni, nuovi progetti. E Rassegna Est è scesa, nella scala delle priorità. Bisogna pur sempre mettere del pane sotto i denti, e il nostro progetto non è mai stato in grado di assicurarlo.

A essere onesti, non ci si è creduto fino in fondo. Non abbiamo fatto il massimo per affermare, per disseminare questo strumento di indagine – fatto da veri giornalisti, spesso con ricognizioni dal campo, con un’analisi costante sui dati – su una regione chiave, per l’Europa e per l’Italia. Ci siamo illusi che le nostre esperienze, le nostre competenze, potessero fare la differenza. Ma così non può funzionare. Non almeno nel mondo liquido; non nell’epoca della saturazione della rete.

Abbiamo iniziato con la convinzione che l’idea fosse forte, vincente, importante, e terminiamo questa esperienza senza che tale certezza sia crollata. La “nuova” Europa è molto importante. Lo dicono le cronache. La questione russa, quella ucraina, i modelli politico-economici che vanno sviluppandosi in Polonia e Ungheria, i nodi dei Balcani, le virate della Turchia. Temi enormi, con risvolti economici giganteschi. Anche per l’Italia.

L’intuizione originaria, dunque, era buona. E resta valida. C’è un forte bisogno di fare informazione sull’Est. Per conoscerlo e non subirlo. E qui entra in gioco la comunità, ampia, di soggetti che operano nell’area. Serve uno sforzo anche da parte di chi l’informazione, potenzialmente, deve riceverla.

Ognuno di noi, nel suo piccolo, continuerà a ogni modo a raccontare le terre centrali, orientali e sudorientali dell’Europa. Insomma, qui ci salutiamo. Ma c’è modo per non perderci di vista.

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12 pensieri su “Addio, o forse arrivederci”

  1. Scrivo un po’ in rirardo …
    Matteo, mi dispiace molto sentire questa notizia! Vi leggevo sempre molto volentieri.
    In bocca al lupo e ARRIVEDERCI!
    Aleksandra I.

  2. Cara redazione, caro Matteo, la notizia della chiusura di Rassegna Est mi rattrista. Vi capisco: non è facile stare a galla nel mare dell’informazione che, oggi, purtroppo, stenta a distinguere le cose di qualità. Sono certo si possa comunque restare in contatto per la rubrica che curo, “Estovest”, su Radio1. Un abbraccio e tanti auguri. Giovanni Stefani

    1. Ciao Giovanni, grazie del pensiero. Ma certo, sentiamoci quando vuoi. Rassegna Est si spegne, ma noi continuiamo, ciascuno a modo suo, a occuparci delle solite cose

  3. Mi dispiace, la qualità dei vostri lavori è una merce rarissima nella vasta discarica dell’informazione online. Lasciate qualche riferimento, mi spiacerebbe di più non leggervi nemmeno altrove.

  4. Molto dispiaciuto per questa notizia, spero proprio di poter continuare a leggere dell’Est Europa, che ho frequentato molto spesso per lavoro dal 1975 fino alla caduta del Muro. È grazie al lavoro che mi portava in questi posti che ho conosciuto luoghi, persone, modi di vivere e di pensare che mi hanno molto interessato. E Rassegna Est contribuiva a mantenere vivo questo interesse. Grazie per il buon lavoro fatto e spero di poter continuare a leggervi, come lasciate intendere alla fine del vostro messaggio di commiato.

    1. Grazie molte, Giorgio. Fa piacere sapere che qualcuno ha apprezzato il nostro lavoro. Purtroppo non avrebbe avuto senso continuarlo a intermittenza, senza costanza alcuna. Ognuno di noi, come detto nell’editoriale, continua comunque a occuparsi di “nuova” Europa. Grazie,

      Matteo Tacconi

      1. Grazie, Matteo. Se c’è modo di ricevere in futuro le vostre notizie, commenti, reportages, mi piacerebbe essere nella vostra mailing list. Auguroni per il vostro futuro. Un caro saluto. Giorgio

      2. Credo che tutti i vostri abbonati abbiano sempre apprezzato il vostro lavoro! E’ molto triste sapere che non ce la fate più, anche se so bene che il settore geo-politico in Italia non tira. Provincialismo della politica e dei grandi media, diseducazione dei cittadini: ma guardandosi l’ombelico, la società italiana non riparte davvero, nonostante la larga minoranza di quelli che nella dimensione internazionale ci vivono e lavorano. Con solidarietà e stima Ugo Poli

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