Il grande Est (05/2016)

Prosegue il contrasto euro-polacco. Verso il vertice Nato di luglio a Varsavia. Sanzioni a Mosca: qualche ripensamento da parte tedesca? In Ucraina intanto continua lo stallo politico. La Germania riconosce il genocidio armeno. Reportage dal nord al sud albanese (nella foto di apertura il lungomare di Durazzo). Questi i temi principali del nostro notiziario mensile sugli eventi principali della “nuova” Europa. Gli articoli dei nostri giornalisti, le analisi della stampa (estera e italiana) e come sempre molti spunti di economia.    

EUROPA CENTRALE  

Economie a confronto – Giudizi discordanti dalle agenzie di rating internazionali sullo stato di salute dell’economia dell’Europa centrale. A maggio, Fitch ha premiato l’Ungheria. Come riportato da Bloomberg e Reuters, Budapest ha ottenuto un upgrade da BBB- a BB+ in un contesto definito finalmente “stabile”.

Nonostante il recente declassamento da parte di Standard & Poor’s e la revisione dell’outlook da parte di Moody’s, Varsavia è ancora valutata A- da Fitch. Tuttavia, l’agenzia di rating ha rivisto in negativo le prospettive di crescita del Pil polacco, e l’Ufficio centrale statistico polacco conferma una flessione dell’economia nazionale, la prima dal 2012.

Rallentamento economico in corso anche in Slovacchia. Secondo dati dell’Ufficio statistico nazionale, nel primo trimestre 2016 la crescita è stata del 3,3% rispetto al 4,3% dell’ultimo trimestre 2015. Numeri simili nella Repubblica Ceca, dove nel primo trimestre del 2016 il Pil è cresciuto del 3.1% superando le previsioni degli economisti, ma in calo rispetto al +4% registrato nei tre mesi precedenti.

Si aggrava la crisi tra Varsavia e Bruxelles – Il primo giugno la Commissione ha inviato un’opinione al governo di Varsavia, accusato di aver infranto le regole dello Stato di diritto con le nuove nomine e le nuove regole sul Tribunale costituzionale. Entro due settimane, in teoria, deve arrivare una risposta. Il rischio, per la Polonia, è che la faccenda venga trasferita, e messa ai voti, al Consiglio europeo.

Prima dell’invio dell’opinione da parte della Commissione, il parlamento polacco aveva approvato una risoluzione per “difendere la sovranità” del Paese. Se ne parla su Radio Poland.

Lo Stadio Nazionale, inaugurato nel 2012 in occasione degli europei di calcio. Per costruirlo è stato abattuto lo Stadio del decimo anniversario, impianto realizzato nel 1955. Fu uno dei simboli della Varsavia comunista.
Lo Stadio Nazionale, inaugurato nel 2012 in occasione degli europei di calcio. Qui si terrà il summit Nato 2016.

Verso il vertice Nato di Varsavia – Manca un mese al summit annuale dell’Alleanza atlantica, che si terrà a inizio luglio nella capitale polacca. In agenda l’adesione del Montenegro (ormai avvenuta de facto) e l’approccio a Mosca. In merito al secondo punto si registra una novità, proprio in Polonia. Il 13 maggio è iniziata la costruzione di uno scudo missilistico a Redzikowo, sulla costa baltica polacca. Il sistema di difesa, dotato di intercettatori Sm-3, sarà attivo nel 2018. L’obiettivo è quello di “proteggere i paesi Nato dal rischio potenziale di missili balistici lanciati da stati canaglia”. Lo scudo si trova a soli 250 chilometri dall’enclave russa di Kaliningrad ed è visto come una minaccia da Mosca. Ne scrivono Radio Poland e The Warsaw Voice.

Canali, pipeline, rotaie – Di qui al 2030 la Polonia è pronta a investire a 15 miliardi di Euro per incrementare il trasporto di merci fluviale. Oltre alla costruzione di nuovi canali, 800 milioni di Euro verranno destinati per ripristinare la navigabilità commerciale sul fiume Oder, compromessa dall’alluvione del 2010, dal confine ceco sino al mar Baltico.

Aprirà ai passeggeri nel giugno di quest’anno una linea ferroviaria fra la città polacca di Białystok e quella lituana di Kaunas, costata 300 milioni di Euro. Il nuovo collegamento su rotaia è parte di Rail Baltica, una tratta finanziata dall’Ue e che entro il 2030 dovrebbe collegare Berlino a Tallinn con treni ad alta velocità.

Nuove infrastrutture in programma anche nel settore energetico. Il colosso pubblico Gaz-System realizzerà 2000 chilometri di pipeline nel Paese entro i prossimi dieci anni. Uno degli obiettivi della compagnia è migliorare l’accesso al gas naturale liquefatto e aumentarne il consumo in Polonia, vista la recente apertura del rigassificatore di Świnoujście, sulla costa baltica.

Consulta L’Eco di Varsavia, il nostro servizio mensile di informazione economica sulla Polonia. 

Tensioni fra Budapest e Bruxelles – La Commissione non perde di vista neanche la situazione ungherese, ed ha avviato due nuove procedure di violazione nei confronti di Budapest. La prima riguarda la riforma dei terreni agricoli, un tema sul quale è stata richiamata anche la Slovacchia. La seconda il trattamento riservato ai bambini rom nelle scuole. In entrambi i casi si rimprovera il Paese magiaro di adottare comportamenti discriminatori. Irritata la reazione del governo.

Migranti siriani in Serbia, lungo il fiume Tisza (Archivio Rassegna Est)
Migranti siriani in Serbia, lungo il fiume Tisza (Archivio Rassegna Est)

Referendum sui rifugiati – Un altro motivo di dissenso fra governo ungherese e istituzioni europee è il tema delle “quote rifugiati” assegnate da Bruxelles a ciascun Stato membro. Come riferito da Reuters, il premier ungherese Orbán ha annunciato che in autunno si terrà un referendum nazionale. La domanda posta ai votanti sarà: “Volete che l’Ue senza l’approvazione del parlamento magiaro possa decidere il reinsediamento obbligatorio di cittadini non-ungheresi nel Paese?” E qualcuno, intanto, continua a cercare di passare il confine tra la Serbia e l’Ungheria (Deutsche Welle).

Vade retro Uber – Il 18 maggio centinaia di tassisti della capitale magiara hanno bloccato parte del ponte Elisabetta per protestare contro la concorrenza dell’azienda americana. Come riportato da Hungary Today, si tratta della sesta manifestazione contro Uber quest’anno a Budapest. La stampa magiara ricorda come il governo Orbán valuti la messa al bando di Uber nel Paese.

Praga: meno disoccupati – Buone notizie sul fronte occupazionale dalla Repubblica Ceca. Secondo I dati forniti dall’Ufficio statistico nazionale, la disoccupazione nel primo quadrimestre del 2016 sarebbe al 4,1%, la percentuale più bassa nel Paese degli ultimi 20 anni e un dato record in Europa. Diversi, tuttavia, i numeri forniti dall’Ufficio del Lavoro di Praga, che stima la percentuale di disoccupati cechi al 6,1%.

Investimenti made in Taiwan – Migliaia di nuove posizioni lavorative potrebbero aprirsi nel settore delle telecomunicazioni. La multinazionale taiwanese Foxconn, il maggiore produttore mondiale di componenti elettronici, ha annunciato un investimento di 222 milioni di Euro per ampliare il proprio impianto ceco di Pardubice. Lo riferisce Bne Intellinews. A Pardubice lavorano oggi 4 mila operai che riparano smartphone per il mercato europeo, mediorientale e africano.

La sanità paga – Aumento del 10% in busta paga a partire da gennaio 2017 per medici e infermieri della Repubblica Ceca. L’incremento nelle retribuzioni è stato deciso dal governo Sobotka per arginare la fuga di personale medico, ma anche di neolaureati in medicina e scienze infermieristiche, verso altri Paesi europei. Destinazione preferita di medici e infermieri cechi è la Germania dove gli stipendi medi per entrambe le professioni sono il doppio di quelli di Praga e dintorni.

In Slovacchia per lavoro – Nella vicina Slovacchia, intanto, cresce la manodopera straniera. Secondo i dati forniti dal Centro nazionale per il lavoro UPSVaR, il numero di lavoratori non slovacchi nel Paese è oggi pari a 24.400, 6600 in più rispetto a un anno fa. Solo uno straniero impiegato in Slovacchia su otto proviene da Paesi extra Ue, mentre gli italiani occupati nel Paese sono 620. Se ne parla su Buongiorno Slovacchia

Il premier slovacco Robert Fico

Un passo indietro per Fico? – Secondo quanto rivelato da Bne Intellinews, che cita fonti del partito di governo Smer-Sd, il premier Robert Fico potrebbe ritirarsi dalla vita politica slovacca per motivi di salute a inizio 2017. Il primo ministro è reduce da un intervento cardiaco, ma è consapevole che un suo eventuale abbandono, a pochi mesi dal voto parlamentare di quest’anno, rischia di innescare una crisi di governo. E poi il primo luglio la Slovacchia assume la presidenza semestrale dell’Ue.

 

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RUSSIA E PAESI EX URSS

Ancora sanzioni? – Fra qualche settimana l’Unione europea dovrà decidere se prolungare le sanzioni contro la Russia adottate nel 2014 dopo l’annessione della Crimea e l’avvio della guerra nel Donbass con il sostegno ibrido di Mosca alle regioni separatiste ucraine.

Secondo il ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier a Bruxelles c’é dissenso e il fronte del no ha sempre piú sostenitori, contando il fatto che a Kiev la crisi politica permanente non solo ha bloccato le riforme interne, ma anche l’implementazione degli accordi di Minsk. Sotto questo puno di vista la liberazione della top gun ucraina Nadia Savchenko gioca a livello internazionale a favore di Vladimir Putin. Resta da vedere se a Bruxelles verrà davvero cambiata la linea. Secondo il settimanale Der Spiegel la Germania ha comunque già deciso di ammorbidire la linea. L’economia russa intanto pare che tornerà presto a respirae, anche sotto la spinta del rialzo del prezzo del petrolio (Bbc).

Il capo di stato ucraino Petro Poroshenko

Stallo a Kiev – Il Fondo monetario internazionale deve ancora decidere sullo sblocco del programma di aiuti e la concessione della tranche da 1,7 miliardi di dollari congelata da mesi per la mancanza di garanzie fornite dal governo di Kiev. Il presidente Petro Poroshenko, giunto al giro di boa di due anni alla Bankova,  sta sempre cercando le vie d’uscita dalla crisi, economica e politica, supportato da advisor occidentali. L’ultimo arrivato é l’ex segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, cosa che non ha fatto certo piacere a Mosca (Guardian).

Per Berlino fu genocidio armeno – L’Armenia fa scoppiare indirettamente nuove tensioni tra Turchia ed Europa, o meglio tra Ankare e Berlino, dopo che la Germania ha approvato una risoluzione con la quale definisce “genocidio” la strage degli armeni iniziata nel 1915. La reazione della Turchia non si è fatta attendere ed Erdogan ha richiamato l’ambasciatore ad Ankara, annunciando”serie ripercussioni” nei rapporti tra i due Paesi, ma anche con Bruxelles. A rischio c’e’ l’accordo sull’immigrazione. L’approfondimento sul sito della Bbc.

I paesi che rinoscono il genocidio armeno.

Il conflitto del Nagorno Karabakh tra Armenia e Azerbaigian, intanto, è ritornato ad assopirsi dopo l’incontro tra i due presidenti a metà maggio (Radio Free Europe), anche se da un parte e dall’altra continuano ad essere ancora denunciate violazioni della tregua. 

Nel corso del mese arriverà in Armenia Papa Francesco, e la speranza, a Erevan, è che la sua visita contribuisca a rendere sempre più deboli i venti di guerra. Ne parla Vatican Insider, il portale de La Stampa specializzato in affari vaticani.

 

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BALCANI E TURCHIA

Erdogan liquida Davutoglu – A inizio maggio si è dimesso dalla carica di primo ministro Ahmet Davutoglu, già capo della diplomazia turca. Secondo Vittorio Da Rold, giornalista del Sole 24 Ore, la cosa va letta come l’ennesimo contrasto interno alla leadership turca, dove convivono a fatica una linea pragmatica e un’altra – quella del capo di stato Recep Tayyip Erdogan – interventista in politica estera e “mediorientalista”.

Binali Yıldırım, nuovo premier turco.

A Davutoglu, sia alla guida del governo che dell’Akp, il partito che domina da anni la politica turca, è succeduto Binali Yıldırım, ex ministro dei Trasporti. Ha dichiarato, dopo la nomina, di essere favorevole al rafforzamento del ruolo della presidenza. Molti osservatori ritengono del resto che il progetto di Erdogan sia proprio questo: trasformare la Turchia in una repubblica presidenziale.

L’importanza del dollaro – Poiché il deficit delle partite correnti ha ormai rggiunto livelli notevolissimi, e dato che la Turchia lo finanzia con capitali esteri, il tasso di cambio tra la lira e il dollaro ha assunto un’importanza cruciale tanto per l’economia, quanto per il governo. Ne scrive Hurriyet.

La Cina “compra” l’Albania – Il ruolo della potenza asiatica nell’economia del “paese di fronte” va crescendo. Di recente la compagnia Geo-Jade ha rilevato dalla canadese Bankers Petroleum il controllo del campo petrolifero di Patos-Marinza, il più grande d’Europa sulla terraferma. Si trova non distante da Fier, città dell’Albania centro-meridionale. I capitali cinesi si sono accaparrati anche la gestione, fino al 2025, con possibile estensione al 2027, dell’aeroporto di Tirana. Il sito Balkan Insight racconta entrambi gli affari.

Da Scutari a Butrinto – Recentemente abbiamo pubblicato un lungo reportage per Reset. Si tratta di un viaggio dal nord al sud albanese, seguendo soprattutto la linea del mare, una cartina di tornasole del moderno sviluppo del Paese delle aquile. Il testo è disponibile a questo indirizzo (qui sotto invece una piccola gallery).

I Balcani non sono verdi – Si dice e si scrive spesso che la regione abbia un grade potenziale, per quel che concerne le rinnovabili. Ma da un recente studio di Bankwatch, gruppo che monitora con grande attenzione il rapporto tra ambiente, energie verdi e sprechi economici, emerge come gli investimenti nel carbone superino ancora, di oltre due volte, quelli effettuati nell’eolico.

I giorni delle proteste – Nelle ultime settimane si sono registrate importanti dimostrazioni anti-governative a Belgrado, Skopje e Zagabria. Diversi i motivi a monte di queste manifestazioni, ma comune il fastidio dei cittadini nei confronti della classe politica e dei governi. Nel caso serbo, è la prima forma di aperto dissenso verso il premier Aleksandar Vucic, mattatore degli ultimi anni. In quello croato, si è scesi in piazza contro un governo giudicato autoritario. In Macedonia, è nel mirino l’esecutivo di Nikola Gruevski. E a breve si va al voto.

Il ritardo romeno – Nonostante l’alta presenza di investitori stranieri, vengono in mente la Renault (che controlla Dacia) e le tante imprese italiane insediatesi già dai primissimi anni ’90, la Romania ha lanciato solo di recente un sito in lingua inglese per chi, dall’estero, fa o vuole fare business nel Paese. Dove intanto aumentano le stime sulla crescita. E il Fondo monetario internazionale dedica un paper all’economia di Bucarest.

Ripresa solida in Bulgaria – A un ritmo del 2,5%: così crescerà il paese quest’anno e nel prossimo, secondo le stime della Banca europea per la ricostruzione e per lo sviluppo (Bers). Lo riferisce l’agenzia di stampa Novinite, precisando che, contrariamente all’anno passato, quando la crescita (3%) era stata guidata dall’export, nei prossimi mesi sarà l’aumento dei consumi a determinarla.

 

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