I fattori competitivi

La sezione passa in rassegna una serie di indicatori che, messi assieme, vanno a comporre una discreta fetta del “paniere” della competitività. Nella prima parte troverete degli indici, come il tasso percepito di corruzione, quello di libertà economica e la facilità nel fare impresa. Nella seconda, invece, vengono mostrate delle variabili, con relativi grafici (da Eurostat): costo del lavoro e dell’energia, ricerca, conoscenza della lingua inglese, salari minimi e altro ancora.

 

INDICI 

 

Ease of Doing Business
Realizzato annualmente dalla Banca Mondiale, questo rapporto misura le condizioni per fare impresa confrontando 189 paesi e prendendo in considerazione criteri quali la facilità di dare avvio a un’impresa, quella di ottenere permessi, la flessibilità del mercato del lavoro (in entrata e in uscita), la protezione degli investitori, il pagamento delle tasse e gli eventuali vincoli al commercio con l’estero.

I migliori  
Macedonia (12°), Estonia (16°), Lituania (20°),
Lettonia (22°), Georgia (24°), Polonia (25°). 

I peggiori 
Tagikistan (132°), Albania (97°), Uzbekistan (87°), Ucraina (83°), Bosnia Erzegovina (79°).  

Global Competitiveness Index
Lo stila il World Economic Forum. Si tratta di una graduatoria che radiografa i fattori della produttività e della prosperità, in 140 paesi. Prende in considerazione numerose variabili, tra cui l’istruzione, il funzionamento delle istituzioni, le infrastrutture, il contesto macroeconomico, l’efficienza del mercato dei beni e di quello del lavoro.

I migliori 
Estonia (30°), Repubblica Ceca (31°), Lituania (36°), Azerbaigian (40°), Polonia (41°). 

I peggiori
Serbia (94°), Albania (93°), Moldova (84°), Armenia (82°), Ucraina (79°). 

Index of Economic Freedom
L’indice è realizzato dalla Heritage Foundation, in collaborazione con il Wall Street Journal. Incrocia dieci aspetti della libertà economica, tra i quali il rispetto dei diritti di proprietà, la fiscalità, la corruzione, la spesa pubblica, la libertà di fare impresa, la libertà del lavoro, degli investimenti, del commercio e del settore finanziario. Sono 178 i paesi mappati.

I migliori
Estonia (9°), Lituania (13°), Repubblica Ceca (31°), Georgia (23°), Lettonia (36°).  

I peggiori 
Ucraina (162°), Bielorussia (157°), Russia (153°), Moldova (117°), Bosnia Erzegovina (108°). 

Corruption Perceptions Index
Misura il grado di corruzione percepita nell’ambito del settore pubblico. I paesi mappati sono 167 paesi. L’indice, la cui prima edizione risale al 1995, viene stilato ogni anno da Transparency International, un’organizzazione focalizzata su temi come l’integrità nell’amministrazione della cosa pubblica e la lotta, appunto, alla corruzione.

I migliori 
Estonia (23°), Polonia (30°), Slovenia (35°), Repubblica Ceca (37°), Lettonia (40°). 

I peggiori 
Ucraina (130°), Kazakistan (123°), Russia e Azerbaigian (119°), Bielorussia (107°), Moldova e Kosovo (103°). 

 

TASSE

 

La società di consulenza Kpmg presenta tra i suoi servizi online un database continuamente aggiornato sulla tassazione. Ne abbiamo ricavato un grafico in cui vengono mostrate le tasse sui profitti d’impresa e il costo dell’Iva nei Paesi dove la presenza economica italiana è più massiccia. In nessun caso la tassazione sulle imprese supera la media europa (24,83%). Per quanto riguarda l’Iva, invece, la media Ue (19,47%) viene superata da tutti i Paesi presi in considerazione, a eccezione di Russia e Turchia. Kpmg fornisce anche i dati sull’imposta sulla persona fisica e sui contributi sociali, sia quelli a carico dell’azienda che quelli dovuti dal lavoratore.

Tassazione nei paesi della nuova Europa Kpmg

 

ALTRE VARIABILI

 

Costo del lavoro 
Salario orario stimato 2015 EurostatSecondo i dati Eurostat, nel 2014 il costo orario del lavoro (stimato) non superava i dieci Euro, in nessuno dei paesi di più recente adesione dell’Unione europea, esclusa la Slovenia. I costi più bassi erano, in ordine crescente, quelli di Bulgaria, Romania, Lituania, Lettonia, Ungheria e Polonia.

Retribuzione annua netta 2014 EurostatSempre attingendo dalla banca dati di Eurostat, è possibile osservare la retribuzione netta annua a seconda dello status familiare: single, famiglia monoreddito e con due redditi, con o senza figli. In nessuno di questi casi i paesi della “nuova” Europa raggiungono ancora la media europea.

Salari minimi
Nei Paesi europei di più recente ingresso i salari minimi sono decisamente inferiori rispetto a quelle erogate nell’Europa occidentale, anche se vanno logicamente rapportati al reddito medio nazionale e alle oscillazioni del tasso di cambio, che ne influenzano il volume, negli Stati non ancora membri dell’Eurozona.

Grafico salario minimo mensile gennaio 2015 EurostatSolamente la Slovenia, tra i Paesi della “nuova” Europa, rientra nella fascia di Paesi Ue dove il salario minimo si attesta tra i 500 e i 1000 Euro mensili. In tutti gli altri casi non arriva alla soglia dei 500. Eurostat, alla cui banca dati si fa riferimento, include nell’elaborazione sui salari minimi anche Stati non membri dell’Ue, quali Albania, Macedonia, Serbia, Montenegro e Turchia. Va tuttavia ricordato, come si evince da questa infografica del Sole 24 Ore, che è proprio a Est che i salari minimi sono aumentati maggiormente nel periodo 2008-2014. In alcuni casi la crescita è stata superiore al 50%. 

Conoscenza dell’inglese
La conoscenza dell'inglese a EstPuò sembrare di scarsa importanza, ma parlare l’inglese è uno dei fattori del paniere complessivo della competitività. Il grafico, ancora una volta ricavato dai dati di Eurostat, indica che Slovenia e Lettonia sono i paesi dove la percentuale di popolazione che conosce la “lingua globale” supera la media europea. In Estonia, Polonia e Romania, almeno tra i giovani, questa variabile è superiore o simile a quella che si registra in Francia. In tutti i paesi dell’Est membri dell’Ue l’inglese, tra i giovani, è più diffuso rispetto all’Italia. Lo è, in diversi casi, anche se si tiene conto del totale della popolazione.

Costi dell’energia
A fronte dei vantaggi che offre sul lavoro e in termini di pressione fiscale, a livello di energia i paesi dell’Est non sono così incredibilmente convenienti. La bolletta è a volte salata e supera la media europea. Così risulta dai grafici di Eurostat sul costo dell’elettricità e del gas per le attività industriali. Repubblica Ceca, Romania e Bulgaria sono i Paesi dove il costo del gas è meno alto. Le prime due sono anche, assieme alla Polonia, le meno onerose sul fronte dell’elettricità.

 

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